(English) Normativa urbanistica della Comunità Valenciana


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Normativa urbanistica della Comunità Valenciana

Nel lungo excursus di leggi e rispettivi articoli che sono ampiamente descritti nel sito internet www.cabanyal.com se ne distinguono alcune a cui è possibile fare riferimento nel caso specifico. Esse sono:

– L.R.A.U., Ley 6/94 Reguladora de la Actividad Urbanística
– L.P.C.V., Ley 4/98 de Patrimonio Cultural Valenciano
– La CE, Costituciòn Española

Normativa vigente al momento di approvare il P.G.O.U. di Valencia del 1988

11766. Ley del Suelo del 1976.
11767. CE
11768. Ley de Patrimonio Histórico Español del 1985
Ley 4/1998 dell’ 11 giugno della Generalitat Valenciana (G.V.)
Ley 6/1989 del 7 di luglio de Ordenaciòn del Territorio
Ley 6/1998 del 13 aprile, sobre el Regimen del Suelo y Valoraciones

In particolare gli articoli che ci interessano sono i seguenti.

Il preambolo della Ley 6/94 Reguladora de la Actividad Urbanística avverte “Il proposito centrale della gestione urbanistica deve essere quello di migliorare la qualità della vita cittadina nei termini compatibili con lo stimolo dello sviluppo economico comunitario […] Gli scopi dell’urbanistica sono sanciti nei principi della politica economica sociale (articoli 45, 46 e 47) della nostra Costituzione e non è possibile sviare da essi per distribuire plusvalori urbanistici”.

Nell’art. 1 stabilisce ” L’attività urbanistica regolata nella presente legge è una funzione pubblica “. Mentre nell’articolo 2.2 ordina” Le potestà urbanistiche e, in particolare, quella di pianificazione, sarà esercitata con il fine di assicurare un intorno ambientale, rurale o urbano, adeguato allo sviluppo della persona, la cui qualità di vita e il suo diritto a godere di una casa degna, così come di spazi e costruzioni che costituiscono il patrimonio culturale collettivo, determineranno ogni decisione pubblica, rispetto all’utilizzo di terreni e alle caratteristiche delle costruzioni”

Mediante il Decreto 57/1993 del 3 maggio il Governo Valenciano, come abbiamo già visto, dichiara il Cabanyal –Canyamelar Bene di Interesse Culturale. Questa dichiarazione è alla base della richiesta di una sospensione del Piano da parte dei membri della Plataforma Salvem el Cabanyal. L’avvocato José Luis Ramos Segarra, che si è occupato di presentare tale richiesta dimostra l’incompatibilità del Piano con le leggi vigenti.

Una delle questioni discutibili rispetto alla documentazione raccolta, può presentarsi in quei casi, in cui rientra il nostro, in cui la dichiarazione di un bene come B.I.C. avvenne durante la vigenza della Ley de Patrimonio Histórico Español (L.P.H.E.) nell’ambito della Comunità Valenciana, poiché ciò dà luogo al fatto che alcune voci dichiarino la non –applicabilità della Ley 4/98 dell’11 giugno. A tale proposito in un rapporto giuridico emesso dal Capo del Servizio Giuridico dell’Assessorato alla Cultura si afferma:” Il fatto che una dichiarazione di B.I.C. si producesse prima dell’entrata in vigore della L.P.C.V., durante il periodo in cui la Comunità Valenciana era retta dalla L.P.H.E., non modifica ciò che è stato esposto nel precedente comma”. La L.P.C.V. risolve nelle sue disposizioni aggiuntive e transitorie tale questione. La prima Disposizione Aggiuntiva segnala che ” Si considerano Beni di Interesse Culturale integranti del patrimonio culturale valenciano tutti i beni esistenti nel territorio della Comunità Valenciana che all’entrata in vigore della presente legge siano stati dichiarati B.I.C. alla luce della legge 1611985 del 25 giugno del Patrimonio Storico Spagnolo[…]. Tutti questi beni saranno compresi nella sezione dell’Inventario Generale del Patrimonio Culturale Valenciano e resteranno soggetti al regime stabilito nella presente legge per questa classe di beni”. Si osserva in modo chiaro la volontà della legge nell’assumere le dichiarazioni di B.I.C. realizzate alla luce della normativa precedente ma sottoponendo i beni colpiti al regime della L.P.C.V.. Da ciò deriva che la norma giuridica applicabile non dipenderà dal momento in cui la dichiarazione è stata fatta, ma che a tutti i beni considerati di interesse culturale sarà applicata la stessa norma, la L.P.C.V. o legge 4/98, che ha voluto “ereditare” i beni già dichiarati in precedenza.

Un altro dei punti forza del ricorso presentato dai cittadini al Municipio riguarda la prevalenza della legislazione che protegge il patrimonio culturale sulla nuova pianificazione. Nell’articolo 34.1 della legge 4/98 si dispone che gli obbiettivi della pianificazione devono adattarsi ai piani di protezione del patrimonio storico, persino nel caso in cui la dichiarazione di B.I.C. fosse posteriore all’approvazione del Piano:” I piani di ordinamento previsti nella legislazione urbanistica che colpiscono beni immobili dichiarati di interesse culturale si adatteranno ai termini della dichiarazione. La dichiarazione venuta in seguito ai piani determinerà la modifica di questi se fosse necessario per il suo adattamento al contenuto della dichiarazione”. Inoltre la stessa legge nell’articolo 87 dichiara:” Si riconosce di interesse pubblico di tutte le attività di conservazione e promozione del patrimonio culturale valenciano e il suo carattere di documento di ricchezza economica per la collettività”.

La Costituzione Spagnola o C.E. dispone nell’articolo 46: ” I poteri pubblici garantiranno la conservazione e promuoveranno l’arricchimento del patrimonio storico, culturale e artistico dei paesi su cui esercita la sua giurisdizione. La legge sanzionerà gli attentati contro questo patrimonio”.

L’articolo 9 dichiara che tanto i cittadini come i poteri pubblici sono soggetti alla Costituzione e al resto delle norme giuridiche, garantendo il principio di legalità, la gerarchia normativa, la resa pubblica delle norme, la sicurezza giuridica, la responsabilità e la interdizione dell’arbitrarietà dei poteri pubblici. L’articolo 103 dice: ” L’Amministrazione Pubblica serve con oggettività gli interessi generali e attua d’accordo con i principi di efficacia, gerarchia, de- centralizzazione , de- concentramento e coordinazione con totale sottomissione alla Legge e al Diritto”. L’articolo 128.1 riconosce la subordinazione all’interesse generale di tutta la ricchezza del paese, qualunque sia il suo titolo. L’articolo 31.2 proclama che il programma e l’esecuzione della spesa pubblica deve rispondere a criteri di efficienza ed economia. L’articolo 33.2 stabilisce la funzione sociale della proprietà e nel comma 3 stabilisce che: “Nessuno potrà essere privato dei suoi beni e dei suoi diritti se non per causa giustificata di utilità pubblica o interesse sociale, mediante il corrispondente indennizzo e in conformità con le disposizioni di legge”. L’espropriazione per esempio di un gruppo di 150, cento dei quali sono destinati al mercato nelle mani di una iniziativa privata, non corrisponde a nessun interesse generale.

A proposito del già citato principio di gerarchia normativa occorre citare la Legge 7/1995, e in particolare i punti 1 e 2 dell’articolo 25: “1. Il Municipio, nella gestione dei suoi interessi e nell’ambito delle sue competenze, può promuovere ogni tipo di attività e prestare tutti i servizi pubblici che contribuiscano a soddisfare le necessità e le aspirazione della comunità dei vecinos. 2. Il Municipio eserciterà, ad ogni modo, tali competenze nell’ambito della legislazione dello Stato de delle Comunità Autonome”. Per questo, le infrazioni delle normativa statale e autonoma in materia di patrimonio storico, da parte del Municipio, nello svolgimento dei suoi compiti, rendono nullo il procedimento avviato da parte di questo per aver ecceduto nei suoi poteri.

Nell’anno 1988 fu approvato il Plan General de Ordenaciòn Urbanistica (P.G.O.U.) di Valencia. Allora era in vigore la Ley del Suelo del 1976 che stabilisce limiti standard.

Nell’articolo 12.1 stabilisce: ” I Piani Generali Municipali di Ordinamento conterranno le seguenti norme di carattere generale: misure per la protezione dell’ambiente, conservazione della natura e difesa del paesaggio, elementi naturali e congiunti urbani e storico- artistici , in conformità con la legislazione specifica da applicare caso per caso”.

Nell’articolo 17.1 dispone:” Lo sviluppo delle previsioni contenute nei Piani genereali dovranno essere redatte, se fosse necessario con Piani Speciali per l’ordinamento di recinti e congiunti artistici, […], senza che in nessun caso possano essere sostituiti ai Piani generali Municipali come strumenti di ordinamento integrale del territorio”.

D’altra parte l’articolo 18.1 stabilisce:

“La conservazione e la valorizzazione del Patrimonio storico e artistico della Nazione e le bellezze naturali, in quanto oggetto di pianificazioni speciali, comprenderà fra gli altri questi aspetti:

  • elementi naturali e urbani il cui insieme contribuisce a caratterizzare il panorama
  • piazze, strade e edifici di interesse
  • rilievo di costruzioni significative
  • composizione e dettaglio degli edifici situati in luoghi che debbano essere oggetto di misure speciali di protezione”
  • .

Nel comma 2 tale articolo dichiara che: “Agli effetti espressi potranno emettersi norme speciali per la conservazione, il restauro e il miglioramento degli edifici e degli elementi naturali e urbanistici, previo un rapporto”

Anche la Costituzione Spagnola nel suo articolo 46 dispone che: ” I poteri pubblici garantiranno la conservazione e promuoveranno l’arricchimento del patrimonio storico, culturale e artistico dei paesi su cui esercitino la loro giurisdizione. La legge sanzionerà gli attentati contro questo patrimonio”.

Tali norme sono confermate con la Ley de Patrimonio Histórico del 1985. Nell’articolo 4 si dice: ” Agli effetti della presente legge si intende una spoliazione ogni azione o omissione che metta in pericolo di perdita o distruzione tutti o alcuni dei valori dei beni che integrano il Patrimonio storico Spagnolo e ciò che impedisca il compimento della sua funzione sociale”. Inoltre, nella settima disposizione aggiuntiva si fa riferimento alle leggi internazionali: “Senza andare contro a ciò che dice la presente legge, le Amministrazioni cui spetta la sua applicazione saranno soggette agli Accordi Internazionali validi in Spagna. L’attività di tali Amministrazioni sarà perciò diretta al compimento delle soluzioni e raccomandazioni per la protezione del Patrimonio Storico, che adottino gli Organismi Internazionali di cui la Spagna è un membro.

A proposito degli argomenti che il Municipio di Valencia chiama in difesa del suo operato l’avvocato della Plataforma Salvem el Cabanyal dice questo: ” E’ interessante ricordare la dottrina del Tribunale Supremo, mediante cui non sono restano inefficaci le scuse principali di cui pretende avvalersi il Municipio per portare a termine il P.E.P.R.I. in questione. Prima di tutto, il fatto di avere vinto le elezioni e di rappresentare la maggioranza sociale in questa città. Secondo, la supposizione sui posti di lavoro che questi investimenti verranno a creare. I miei clienti rispondono che nelle elezioni del Municipio non fu posto a referendum il P.E.P.R.I. del Cabanyal –Canyamelar e inoltre che le illegalità previste non potrebbero essere sottoposte al giudizio della moltitudine della società. E che il denaro previsto nell’investimento nella Riforma Interna (demolizione di immobili) creerebbe gli stessi posti di lavoro redigendo un piano speciale di protezione nello stesso ambito territoriale”.

Ancora nella Ley 4/98 della Generalitat Valenciana sono specificati i criteri tecnici a cui deve essere sottomesso tutto il Piano Speciale di Protezione dei Congiunti Storici. L’articolo 40.4 dispone: ” Nel caso in cui un immobile venisse demolito e facesse parte di un intorno o di un congiunto compreso nell’Inventario Generale del Patrimonio Culturale Valenciano, la nuova costruzione si adatterà alla tipologia e allo stile dell’intorno o congiunto urbanistico”. Nel caso in questione queste garanzie non esistono e il Municipio d’accordo con il P.E.P.R.I. approvato e con un rapporto favorevole dell’Assessorato della Cultura, garantisce invece una nuova trama e una nuova morfologia che andranno a sostituire le costruzioni da demolire. Sempre in questa legge, nell’articolo 2 vengono distinte tre classi di beni che costituiscono parte integrante del patrimonio culturale Valenciano: Beni di Interesse Culturale, Beni Inventariati non dichiarati di interesse culturale, e beni non inventariati del patrimonio culturale. L’articolo 9, come del resto altri, si preoccupa comunque di tutte queste categorie: “I poteri pubblici garantiscono la protezione, conservazione e arricchimento del patrimonio culturale valenciano così come l’accesso di tutti i cittadini i beni che ne fanno parte, mediante l’applicazione delle misure che questa legge prevede per ciascuna delle differenti classi di beni”. L’articolo seguente prevede invece che l’Assessorato alla Cultura possa sospendere i provvedimenti se ritiene che tali valori dei beni siano in pericolo.

Nel caso in cui poi un edificio fosse in rovina l’articolo 40.1 dice:” La situazione di rovina di un immobile dichiarato di interesse culturale, nel caso in cui gli obblighi stabiliti dalla legge non fossero compiuti, non potrà essere la causa per rendere inefficiente tale dichiarazione e obbligherà il proprietario a realizzare a sue spese i lavori di restauro e conservazione necessari, senza che in questo caso venga applicato il limite del dovere normale di conservazione che stabilisce la legislazione urbanistica”.

La L.R.A.U. distingue molto chiaramente cosa si intende per obbiettivi, contenuti, procedimenti di elaborazione e iter, nei Piani di Riforma Interna e nei Piani Speciali. In ogni caso comunque: “I Piani di Riforma Interna devono preservare il patrimonio architettonico di interesse, è invece funzione dei Piani Speciali adottare misure per la migliore conservazione degli immobili di interesse culturale o architettonico. Nelle modifiche di pianificazione devono espressamente essere giustificati i miglioramenti per il benessere della popolazione”. Qui si osserva che è stato deciso per una mescolanza tra un Piano Speciale di Protezione e un Piano di Riforma Interna, strumento che comunque è non è più previsto dalla legislazione. Tutto questo senza tenere conto della predominanza del Piano Speciale di Protezione sul P.E.P.R.I., visto il particolare ambito di attuazione.

Chi redige un piano non può non tenere conto della presenza di un patrimonio culturale, e ciò implica che certe decisioni come per esempio la classificazione del suolo come urbano o non edificabile, soprattutto se protetto in modo particolare, e dell’ambito territoriale in cui si opera , hanno un limite in tal senso: la classificazione del suolo può considerarsi valida solo se risulta congruente con la protezione, altrimenti andrà considerata irrazionale.

Nel caso specifico del Piano per il Cabanyal- Canyamelar non sono non si è tenuto conto della dichiarazione di B.I.C., ma nemmeno dei rapporti contro il Piano stesso fatti da autorità competenti con serie motivazioni.

Purtroppo il Municipio di Valencia è presieduto da una giunta che in tema di urbanistica mantiene vivi i criteri validi degli anni sessanta, per cui ogni terreno che può essere oggetto di una operazione economica lucrativa viene considerato edificabile. Inoltre, gli agenti economici che oggi intervengono in queste operazioni non si accontentano solo di costruire, ma perseguonmo anche il massimo beneficio nel minor tempo possibile e con il minimo rischio, prendendo decisioni che prescindono dalle reali necessità della città e del suo intorno. Questo modo di agire va contro la L.R.A.U. per cui: ” La soddisfazione dei diritti e degli interessi patrimoniali legittimi sarà prodotta in accordo con le leggi, senza interferire o asservire il normale sviluppo dell’attività urbanistica, né sviare la potestà di pianificazione dai fini che le sono propri, stabilita al punto 2 della stessa legge”.

Il Tribunale Supremo in una sentenza emanata nel 1996, rifacendosi all’articolo 46 della C.E. già citato, stabilisce: ” Nel dubbio, la volontà costituzionale è molto più vicina alla conservazione dei beni che possono essere parte integrante del patrimonio stirco, culturale e artistico dei paesi della Spagna, piuttosto che alla loro distruzione o demolizione. Il criterio di conservazione di quei beni sembra più congruente con il principio costituzione che non il suo contrario”.

La L.R.A.U. garantisce anche il diritto di una consulta dei privati cittadini, o dei loro rappresentanti nelle associazioni di vecinos per quanto riguarda la stesura di una piano. L’articolo 38 dice: ” Iter dei piani generali, speciali e catloghi di beni e spazi protetti -1. Durante la redazione tecnica del piano l’entità che lo promuove consulterà e formalizzerà accordi con altre Amministrazioni o entità rappresentative dei collettivi cittadini colpiti in modo particolare,riflettendo il risultato nell’incartamento”. Così come nella Ley 13/98 del 13 aprile sul Regime del Suolo e delle Valutazioni si dice nell’articolo 6: ” Informazione e partecipazione pubblica nella pianificazione e gestione –1. La legislazione urbanistica garantirà la partecipazione pubblica nei processi di pianificazione e gestione, così come il diritto di informazione delle entità rappresentative degli interessi colpiti per ciascuna attuazione e per i particolari”.

Per quanto riguarda la questione dell’altezza degli edifici previsti nel P.E.P.R.I. l’articolo 6.10 della L.R.A.U. specifica: ” Negli ambiti di pianificazione, finchè non siano redatti Piani Speciali, il numero di piani sarà deciso in funzione delle caratteristiche dell’intorno, adattandosi al numero di piani tipo delle tipologie tradizionali preesistenti, senza superare le massime altezze autorizzate”.