La Plataforma Salvem el Cabanyal – Storia


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Le origini del Cabanyal

La prima testimonianza storica dell’insediamento costiero a Valencia risale al 27 maggio 1249 con la fondazione di Vila Nova Maris Valentiae da parte del re

Jaume I. Prima di questa data si possono solo fare congetture. Per esempio Nicolau Primitiu ipotizza che qui sorgeva la fondazione fenicia di nome Tyris, insediamento sul mare della corrispondente citta’ romana. Si suppone inoltre che prima di Vila Nova sorgesse gia’ un piccolo molo destinato al carico e allo scarico delle merci, con alcuni magazzini e piccole case per gli addetti ai lavori.

La nascita di Vila Nova rientra nella creazione voluta da Jaume I del Regno di Valencia che comprendeva altre citta’ nella regione. Il re si preoccupo’ di favorire l’insediamento sulla costa dispensando chi vi andava a vivere da tasse e oneri, questo per assicurarsi una solida forza lavoro sul mare. Inoltre nello stesso secolo vennero cacciati i musulmani dalla regione.

Nel 1250 venne costruito un ponte che uni’ il vero e proprio porto, situato piu’ a sud con il piccolo insediamento costiero e questo contribui’ alla sua integrazione con il resto della citta´.

Nel 1364 il re Pere IV cambio’ il nome in Vila Nova del Grao, che corrisponde ancora oggi al quartiere del Grao, situato a sud degli odierni Cabanyal e Canyamelar.

Mentre Vila Nova del Grao vanta gia’ alcune case, una chiesa e un imbarcadero, Cabanyal e Canyamelar non sono altro che un insieme di piccole case, chiamate barracas. Delle barracas scrive Cabanilles[1]: “La sua struttura consiste in due pareti mal costruite parallele alte cinque piedi sulle quali si innalzano due falde inclinate convergenti, coperte di paglia la cui unione forma un cavalletto con due ali. Cosí fatte da una valle e da un tetto si chiudono i fronti opposti con altre due pareti che salgono verticalmente fino al cavalletto e in queste si aprono le porte e le finestre. Le barracas variano per dimensione e per le comoditá di cui dispongono all’interno: per lo piú sono povere ma sufficienti per contenere le reti e i pochi mobili dei vecinos che vi abitano”. Il nome stesso di Cabanyal deriva appunto dalla parola cabanya, ossia capanna.

In questo quadro dell’olandese Anthonie Van der Wijngarden nel 1563 appare la prima immagine del Cabanyal, unito al porto di Valencia, mentre la prima testimonianza scritta risale al 4 giugno 1422 in uno scritto a proposito della costruzione di un ponte e in cui il nome del Cabanyal si distingue da quello del Grao.

Lo sviluppo di questo nucleo abitato in forma stabile e’ intimamente legato al mare, sia per la relazione con il porto di Valencia sia per l’attivita’ di pesca dei suoi abitanti. Nel secolo XV si dreno’ la parte sinistra del fiume [2], operazione che permise l’estensione e il consolidamento di questi nuclei. Cent’anni dopo venne costruita una muraglia attorno a Vila Nova del Grao e attorno ai rudimentali Cabanyal e Canyamelar. Tale muraglia fu poi rifatta nel secolo XVII, ma fu eliminata nel secolo successivo.

Nel XV secolo Valencia comincio’ a sviluppare i suoi contatti attraverso il mare e Vila Nova del Grao entro’ a far parte di questa dinamica economica affermando sempre piu’ la sua relazione con la popolazione della cittá che per raggiungere la costa doveva attraversare i campi per 4 kilometri.

Agli inizi del 1600 Gaspar Escolano ci informa che il Cabanyal concentrava piú di 40 barracas e case di bassa qualitá di pescatori. Nel 1646 si afferma che il Grao conta 163 case e nel 1763 i suoi abitanti arrivano a 580. Ancora una volta Canyamelar e Cabanyal non sono abbastanza importanti per essere citati e da ció possiamo intuire una scarsa crescita dell’insediamento.

L’immagine della planimetria di Tosca del 1722 mostra il Canyamelar dell’epoca, anche se non precisamente: si tratta semplicemente di un allineamento di barracas che serve a simboleggiare l’insediamento rettilineo alla spiaggia.

A questo punto possiamo delineare tre fattori principali che condizionarono lo sviluppo del quartiere oggetto di studio.

In primo luogo il suo carattere di zona di contatto fra l’interno, ossia la città di Valencia e il mare, attraverso il vicino porto. Secondo, la presenza del fronte marittimo limitó la crescita in direzione est-ovest con un forte asse di sviluppo in direzione nord-sud. Questo si deve anche alla bonifica della parte meridionale del fiume Turia per cui Vila Nova non potè far altro che espandersi verso nord e parallelamente alla linea del mare. Il risultato di questa crescita verso nord furono nell’ordine il Canyamelar, il Cabanyal e il Cap de França.

Il terzo fattore si individua nella conformazione fisica del terreno su cui sorgono detti quartieri. Infatti questa e’ una zona di foce naturale e qui confluiscono le precipitazioni locali verso il mare, causando la formazione di numerosi torrenti. Questi determinarono i limiti di quattro parti distinte che da sud a nord sono: Grao, fino al torrente Riuet, Canyamelar, dal Riuet oggi calle del Rinet, fino al torrente del Gasch oggi avenida del Mediterraneo, Cabanyal, fino alla via della chiesa de los Angeles e Cap de França, fino al casale del Capitán Alegre o de la Linterna, oggi conosciuta come Cadena.

La divisione delle zone che in seguito saranno quartieri risulta ben chiara in una planimetria anonima posteriore al 1774. Oggi questi torrenti sono coperti da strade carrabili, anche se continuano a scorrere nel sottosuolo verso il mare.

Il barrio come lo conosciamo oggi nasce nel XVIII secolo avanzato, Cabanyal e Canyamelar affermano il loro ruolo quando viene emesso il divieto di pescare il “bou”, attivita’ principale degli abitanti fino ad allora, mentre cresce l’interesse della borghesia di Valencia per le spiagge, con la conseguente affluenza di villeggianti durante la stagione estiva quando molti carri aspettavano allora i cittadini alle porte della citta’ per condurli al mare.

Tra il 1796 e il 1875 si produssero numerosi incendi che distrussero facilmente le fragili barracas, costruite per lo piu’ di paglia, cosi’ che si decise ricostruire diversamente la zona con un piano realizzato per volontá del Capitán General Luis de Urbana, chiamato “Plan topógrafico de la Población que se proyecta en la Playa de la ciudad de Valencia y sitio que ocupan las barracas” ( “Piano topografico dell’Insediamento che si progetta alla spiaggia della cittá di Valencia e posto che occupano le barracas”, n.d.t.).

Il piano del nuovo insediamento prevedeva tre tipi di case disposte su tre strade parallele alla spiaggia, che nella parte del Cabanyal divennero poi quattro, e le corrispondenti strade trasversali ortogonali alle precedenti. Gli isolati erano concepiti come due file di abitazioni una di fronte all’altra lasciando un patio o corral interno chiuso agli estremi nei quali si progettava di far circolare l’acqua. Un aspetto singolare del progetto é la proposta di tre tipi distinti di case e l’ubicazione di questi nell’insediamento raggruppati non per isolati bensí per strade.

Nel primo fronte, il piú vicino al mare era previsto una tipologia di casa in pianta bassa per i pescatori. Nel secondo case a due piani per marinai e padroni o capi. Nella terza strada case di tre piani che avrebbero ospitato i residenti di Valencia che venivano alla spiaggia e che avrebbero potuto cedere la pianta bassa a una famiglia di pescatori che si prendevano cura della casa durante l’anno. In realtá le condizioni della societá composta per lo piú da pescatori non resero possibile la completa realizzazione del piano, in pratica si ottenne solo il risultato di obbligare l’allineazione regolare delle barracas, si realizzarono le traverse, ma non tutti costruitrono case di mattoni come pretendeva inizialmente il Piano. Gli abitanti si limitarono a riordinare l’esistente, limando le imperfezioni delle strade che erano di larghezza variabile e a costruire un solo tipo di casa e non tre, dando luogo a una tipologia omogenea che ancora oggi permane. Il risultato fu il consolidamento del gruppo primitivo.

Sovrapponendo il disegno della parcellazione esistente prima dell’incendio del 1796 e la parcellazione attuale si osserva come gradualmente le barracas furono sostituite dalle costruzioni in mattoni, quindi si puó dire che, nonostante al Piano non corridpose una realizzazione immediata, cinquant’anni piú tardi l’eixample[3], l’ampliamento del Cabanyal ne seguí i dettami.

E’ nel 1700, e concretamente con la costruzione della Chiesa del Rosario o, secondo la leggenda Capilla de las barracas, nel 1761 che il quartiere Cabanyal-Canyamelar comincia a organizzarsi come tale appoggiandosi con il tempo a un altro importante punto di equilibrio, la Ermita de los Angeles, che divenne chiesa parrocchiale agli inizi del XIX. Le strade del quartiere si cominciano dunque a costruire parallele alle facciate di queste due chiese e verso il mare. E’ inoltre importante segnalare la resposibilitá che ebbero le prime costruzioni stabili nel porto di Valencia che si datano al 1762 per cui la banda sabbiosa a nord aumentó dando nuovo spazio libero edificabile ai quartieri.

L’insediamento risultava ora costituito ancora da numerose barracas , una cinquantina di casali e due chiese. La presenza dei casali sparsi testimoniano che il Cabanyal – Canyamelar stava diventando una zona di ozio sempre piú apprezzata el secolo XVIII e non sorprende che in quell’epoca si annunciassel’apertura di piú di una alberghi.

Durante il secolo XVIII la zona dipese dalla giurisdizione di un governatore militare per la presenza del porto, in quanto i porti spagnoli furono sotto giurisdizione militare fino al 1851. Gli attuali quartieri del Cabanyal, Canyamelar e Malva-Rosa, che si trova piu’ a nord, si costituirono municipio indipendente fra il 1837 e il 1897 con il nome di Poble Nou del Mar, seguendo l’esempio del Grao resosi indipendente nel 1826 con il nome di Vila Nova del Grao.

Durante l’indipendenza si realizzarono molte migliorie come l’introduzione dell’acqua potabile, l’illuminazione e la costruzione del tramvia. Fino alla fine del XVIII secolo e agli inizi del XIX le spiagge del Cabanyal divennero “la playa” per eccellenza e questo portó, oltre a l’affitto di molte case, alla costruzione di nuove ville che la borghesia valenciana occupava nei mesi estivi e che dettero origine a vere e proprie nuove strade.

La prima strada che possiede tutti gli elementi propri di un urbanismo moderno é calle de la Reina (inizialmente calle de la Libertad) e in particolare il tratto compreso nel Cabanyal. L’architetto autore del piano é José Serrano e il piano fu redatto nel 1840. In questo momento gli abitanti del quartiere sono persone che hanno raggiunto un certo benessere economico, primi fra tutti i pescatori, diventati padroni delle barche, trasportatori, piccoli industriali, e tale differenza sociale porta alla costruzione di molte case a cui si cerca di conferire un aspetto aristocratico, soprattutto con l’arrivo sulle spiagge di Valencia di molte famiglie della Corte di Spagna e che cambiano totalmente i ritmo di vita preesistente di sussistenza. Questo coincide con la riforma igienista, la diffusione della passione per lo sport, i bagni e lo stare all’aria aperta.

Nel 1873 la popolazione di Poble Nou del mar é di 8571 abitanti, con 1746 edifici, di cui 1149 (65%) case ancora una volta chiamate “barracas”, 375 (21%) a un piano, 218 (12%) a due piani e solo 4 (0.2%) di tre o quattro piani.

Durante il secolo XIX si produssero numerosi incendi che posero fine alla tipologia della barraca.

L’incendio peggiore si propagó il 10 maggio 1875 distruggendo ben 200 barracas che furono poi sostituite con la costruzione di case di mattoni[4]. Da allora le ordinanze municipali di Poble Nou del Mar stabilirono una normativa che vietava la costruzione di nuove barracas e concedeva solo tre possibilitá di riparazione dell’immobile tramite concessione di licenza, obbligando alla demolizione nel caso fosse stata necessaria una quarta riforma. Queste norme contribuirono a un rinnovamento accelerato e in poco tempo divenne normale sostituire la barracas con una casa monofamiliare.

Nel 1888 gli abitanti aumentarono fino a 11290 e le percentuali delle tipologie mutarono: 32% barracas, 46% case a un solo piano, 20% a due piani, piú di tre piani 0.7%.

L’eixample de Poble Nou del Mar e il suo svluppo urbano trovano una spiegazione nel contributo dato dalla florida attivitá portuale e dalla crescente economia della cittá, data dal commercio, dall’esportazione cosí come da altre attivitá legate al porto. Questo significava affluenza di mano d’opera e quindi una domanda sempre maggiore di case. Tale processo di cambiamento continuava comunque a coesistere con le tradizionali attivitá della pesca e dell’agricoltura.

Nel 1890 si cominciarono i procedimenti sulle costruzioni per sistemare gli scarichi , i marciapiedi e l’ empetrado[5] dell’insediamento. La cittá di Valencia, seguendo una politica di espansione propria della fine del XIX secolo e con il pretesto di apportare dei vantaggi, nel 1897 si annette Poble Nou del Mar, che perde cosí la sua indipendenza.

Nel 1900 la crescita si accentua ancora. Poble Nou del Mar conta ora 14476 abitanti. Le case catalogate come “barracas” sono stabili a un 31%, quelle a un piano sono il 44%, aumentano livemente quelle di due piani, 22%, e per la prima volta raggiungono l’1.5%. Questo vuol dire che alla crescita economica e demografica non corrispose una crescita in altezza dato che il 75% delle case hanno un solo piano.

Di seguito riporto una serie di mappe e planimetrie, testimonianze della nascita e dello sviluppo dei Poblados Marítimos fino agli inizi del XX secolo.

Il XX secolo e la storia recente

Negli anni ’20 e ’30 i Poblados Marítimos continuano a prosperare come luoghi di villeggiatura estiva con il nome di Playa de las Arenas. Nelle foto che seguono si puó comprobare l’affluenza di una classe benestante nonché le dotazioni per accogliere i bagnanti come i due pseudo- templi greci, che ospitavano le terme e le piscine e dei quali oggi rimane solo uno, il padiglione sul mare, oggi scomparso, le casette sul mare per cambiarsi, in seguito diventati ristoranti.

Le numerose foto riprese in questi anni descrivono il passaggio da un mondo che si era mantenuto fondalmentamente rurale a una nuova fase di apertura. I carri sono gradualmente sostituiti dalle prime automobili per cui le strade diventano carrabili, le spiaggie sono affollate di bagnanti che spendono volentieri per godere del sole e del mare: una societá che era contadina e marinara si adatta alle nuove tendenze cittadine.

Nel 1936 scoppia la guerra civile che paralizza tutta la Spagna e la isola dal resto d’Europa e dalla seconda guerra mondiale. Valencia, cosí come la vicina Alicante e in generale tutte le cittá della costa della Comunitá Valenciana e della Catalunya, sono gli ultimi insediamenti a resistere all’arrivo dei nazionalisti che come sappiamo ottengono il potere con una dittatura militare capeggiata dal generale Francisco Franco. Cosí come altre comunitá i Poblados Marítimos soffrono gli anni della dittatura con numerosi arresti e deportazioni.


[1] Cabanilles e Manuel Miralles disegnarono uno degli ultimi piani del XVIII secolo.
[2] Il fiume Turia allora scorreva dove oggi sorge il parco lineare progettato da Miralles per la città di Valencia. La deviazione del corso del fiume verso sud e’ conseguenza della terribile inondazione che colpi’ la città nel 1957.
[3] Si considera ampliamento del Cabanyal la parte compresa tra la calle José Benlliure e la calle Eugenia Viñes, mentre il nucleo originario si chiudeva con calle Escalante, dove i quell’epoca arrivava il mare.
[4] Ma la definitiva scomparsa della tipologia si verificó solo con la guerra civile. Ricordo inoltre che la toponomia del quartiere ne conserva il ricordo con calle Barraca.
[5] Tipica pavimentazione dell’epoca costituita da pietre.