Il modernismo popolare


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Il modernismo popolare

Alla fine del secolo XIX in Spagna si può incontrare una gran varietà di stili e correnti artistiche. In architettura si osserva un eclettico movimento neoclassico, così come anche un movimento neomudéjar e neogotico. In Catalunya si abbandona l’idea di dover a tutti i costi recuperare l’esistente e nascono autori che lavorano all’insegna del rinnovamento, come Gaudí, Domenech y Montaner, Puig y Cadafalch; Si tratta di un modernismo legato al nuovo ambiente sociale e culturale nato da una crescita economica e politica della regione.

A Valencia esistono autori che emergono come Vicente Ferrer (autore della casa in calle Cirilo Amorés 31) e Demetrio Ribes, la cui opera più importante è la Estación del Norte. Accanto a questi autori bisogna segnalare le costruzioni che sorgono nel Paseo de la Alameda per la Exposición Regional del 1909, le cui intenzioni erano di esprimere l’auge economica e sociale della borghesia valenciana così come era avvenuto a Barcelona. Nello stesso tempo, nei Poblados Marítimos si sviluppa un’architettura di tipo popolare, che caratterizza l’attuale reticolo e che nonostante non si avvale di autori così rinomati, presenta una qualità e una uniformità che le conferiscono un notevole valore. Definire uno stile popolare significa considerare che si sviluppa in assenza di norme culturali, con una manifesta ingenuità, ma anche con un fantasia che si esprime attraverso un ornamento allegro e vistoso, senza virtuosismi estetici. Nella maggior parte dei casi chi realizzava l’opera era allo stesso tempo l’utente e questo contribuisce a conferire alle abitazioni una singolarità, nonostante l’omogeneità dello stile: ogni casa è segnata dal gusto personale del suo proprietario. Ancora oggi per esempio è possibile vedere che le facciate delle case conservano le iniziali del costruttore – proprietario, sulla cornice che abbellisce e nasconde il tetto a falda, così come sulla porta principale.

L’architettura popolare del Cabanyal appare come un’interpretazione libera e originale del modernismo creata dalla classe più bassa, ossia i pescatori. Si tratta di un autentico stile popolare, nato da e per il popolo. La classe sociale in questione, contadini e pescatori, non subiscono gli stessi condizionamenti del proletariato di città il quale vivendo a stretto contatto con la borghesia ha meno possibilità di creare in maniera originale e dà il via a un’architettura più mimetizzata e di massa.

L’architettura del Cabanyal è una delle ultime manifestazioni spontanee di un’architettura non professionale, ricca di particolari inediti. L’influenza modernista agisce direttamente aumentando l’importanza dell’ornamento. Questa architettura si basa fondamentalmente su due elementi: lo stucco e gli azulejos, ossia le tessere di ceramica, che, utilizzati singolarmente o con tecnica mista, caratterizzano l’aspetto esterno dell’edificazione, risaltandone i dettagli e vestendo gli elementi funzionali propri della costruzione. Nel Cabanyal si accumulano ornamenti di stucchi e ceramiche come se fosse un catalogo di tutte le combinazioni possibili.

Facciate a “punto croce” sorgono vicine a case molto semplici all’esterno, con toni uniformi, nelle quali solo si distinguono modanature bianche; rivestimenti di azulejos si contrappongono a coperture di mattoni lavorati finemente e tutti questi elementi si compongono in un agglomerato in cui lo sguardo si perde.

Questi esempi di modernismo popolare si trovano soprattutto nella zona del Cabanyal e nella parte interna del Canyamelar. Questa parte, poichè l’affluenza estiva era maggiore, ha conservato meno chiaramente lo stile modernista, adattandosi maggiormente alle funzioni turistiche, inoltre ha sofferto una smisurata costruzione poco rispettosa dell’esistente poichè ha sfruttato la disposizione del Plan General del 1966 che permise l’innalzamento degli edifici fino a 9 piani.

I muri sono rivestiti minuziosamente secondo diversi criteri, manifestando una curiosa alternanza di situazioni, per cui talvolta il concetto architettonico perde importanza di fronte al dettaglio multicolore; altre volte si produce l’effetto contrario e il dettaglio si diluisce nell’accumulo ripetitivo dei dettagli.

Il fatto che le facciate siano ricoperte interamente da azulejos è una abitudine tradizionale durante tutto il XIX secolo e la grande varietà di disegni oltre a presentare fantasie inedite prende ispirazione dal modernismo, dall’ Art Nuveau, dalla tendenza secessionista e dallo storicismo.

Nella Historia del Arte Valenciano, Carmen Gracia parla dell’architettura nei Poblados Marítimos al passaggio del secolo e segnala che alla fine del XIX secolo coloro che andavano a veranear (trascorrere l’estate, n.d.t.) a Valencia cominciarono ad affittare e comprare le case ai pescatori e agli operai del porto per la stagione estiva. Inoltre l’alta borghesia si costruì lussuose villette lungo la spiaggia della Malvarrosa, partendo dai bagni de las Arenas (nel 1902 si costruì la villa dello scrittore Vicente Blasco Ibañez). Gracia racconta che questa invasione pacifica dette il via ad una rapida urbanizzazione del Cabanyal, il quale continua a mantenere un carattere di quartiere di mare, pur acquistando una forte personalità, accentuata dalla comparsa di un’architettura peculiare che reinterpreta con caratteristiche naif la colta decorazione del modernismo e dello stile secessionista. La stessa classe urbana che applicava stili moderni nelle residenze in centro città, accoglie queste novità per le case estive, come un divertimento leggero, attraente e fantasioso.

L’influenza della moda modernista ebbe tanta ripercussione nell’industria degli azulejos che sopravvisse allo stesso stile, continuando a prosperare anche dopo gli anni trenta, quando alla fine della guerra civile non solo si vendevano i resti della produzione, ma si continuavano a produrre molti modelli creati nei primi trent’anni del secolo.

L’ultima influenza che irruppe nel quartiere, e che si manifestò fino agli anni quaranta, fu quella dell’ Art Deco, detta in questo caso aerodinamica, vicino a certi principi razionalisti, ma alimentato da criteri meno dogmatici e più aperta al libero gioco interpretativo.